Partire è un po' morire, almeno così dice chi si è affezionato al posto da cui parte. A volte è invece un girare pagina, con tanto entusiasmo e poca voglia di tornare. Tuttavia, è un po' nella natura umana, talora si è costretti a guardarsi indietro. Così, per chi scrive, a volte occorre sfrondare l'esistente, e tenere man mano solo le pagine piuttosto che tutto il giornale, perché non c'è spazio e gli articoli crescono di giorno in giorno. Ho deciso di raccogliere qui quelli scritti per varie riviste online e blog, magari alcuni persino chiusi o abbandonati, aggiungendo qualche pezzo cui ero particolarmente affezionato, benché pubblicato su cartaceo. Anche sugli argomenti mi sono limitato a tre, i preferiti, del resto: eros, arte e natura.
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giovedì 3 luglio 2014

A tavola come in amore piacere e gusto vanno a braccetto


Afrodisiaco deriva da Afrodite, dea greca della bellezza e del piacere. I Romani la chiamavano Venere, e fu cantata dal poeta Lucrezio come simbolo delle forza vitale. Il “maestro d’amore” Ovidio, che di seduzione se ne intendeva, si definì suo alunno e scrisse un trattato, l’Ars amandi, su come conquistare le proprie amate, o amati. Vagando un po’ per le tavole e le storia, di cibi in grado di sedurre ne troviamo davvero tanti, più o meno improbabili e leggendari. Il nostro Rinascimento proponeva polvere di corno di unicorno (era il rinoceronte) o la famosa mandragola, protagonista in tale ambito di una divertente commedia di messer Machiavelli. L’Oriente dal canto suo aveva denti di tigre, o di fantomatici draghi, pinne di squalo e altre cose sulle quali è meglio non indagare. Alcuni però pare abbiano davvero proprietà in grado di infondere o aumentare il desiderio. Il cioccolato, definito “cibo degli dei”, non solo non fa venire i brufoli, ma dà energia ed molto raffinato; vedere per credere il film Chocolat! Rigorosamente fondente, da solo o in piatti di carne (la tradizione francese lo abbina alla cacciagione), è un piacere da veri esteti. Le spezie in generale, in quanto esotiche, hanno sempre stimolato la fantasia, e le fantasie. Zafferano, e Pozzolengo è molto più vicina dell’Oriente, ginseng e zenzero possono insaporire allora i vostri piatti, e le vostre serate. Il peperoncino poi, è hot per sua stessa natura. Di questi tempi si trovano anche da noi i signori della Scala di Scoville (Trinidad scorpion, Jalapeno etc.), ma attenzione, da usare con prudenza, altrimenti la serata da bollente potrebbe diventare ustionante! Altro afrodisiaco, insospettabile, è la frutta secca. Ebbene sì, mandorle, noci, nocciole & co. possono sedurre il palato, e non solo. Altrettanto insospettabile, anzi di più è la bonaria e paciosa zucca. Tartufo infine, da veri gourmet, e ostriche con champagne. Magari non del tutto afrodisiache, ma di sicuro averle in tavola sarà un piacere e non farete di certo brutta figura. 

da Il Morso n° 5 - febbraio 2014



Illustrazioni di Giuseppe Vit




mercoledì 2 luglio 2014

Intervista ad Antonella del Lago

Antonella Del Lago, nome d’arte legato a Castiglione del Lago, dove si esibì le prime volte, ha film all’attivo con i più importanti registi ed attori e attrici di livello non solo nazionale; riguardo ai quali aggiunge aneddoti interessantissimi parlando della sua carriera, con grande naturalezza e simpatia, con grande facilità di eloquio e con grande arguzia.

Allora Antonella, parliamo della crisi del porno; è un fenomeno reale o di cui si parla più per clichè?

La crisi c’è ormai da un po’. Internet ha tagliato le gambe a tutti. Per dirti, conosco porno attori che girano solo gli spezzoni di filmato su commissione modello tube appunto. Ormai il film è diventato questo.

In America come Italia? C’è differenza tra lo stile Usa e il nostrano?

Negli Stati Uniti è tutto diverso: la pornografia è consentita, è legale. Ricordo gli studios di Los Angeles, ci sono immensi set solo per il genere. Non è solo, come sembrerebbe, una questione di soldi, è innanzitutto una questione di mentalità. Qui da noi si sta perdendo l’idea di FARE un film, come poteva essere un tempo; penso ai grandi registi, come Joe D’Amato, che ti faceva ripetere la battuta molte volte finché non gli andava bene. Alle attrici (io non mi considero una vera attrice) come Moana, che per poco non ho avuto la fortuna di conoscere.

Credi di riconoscere subito i gusti dell’uomo che hai di fronte? Intendo che tipo di uomo è, cosa gli piace etc?

Direi di si. Ho fatto tantissime serate, con migliaia di persone, e riuscivo a capire che avevo di fronte (io tra l’altro ho sempre preferito le serate e gli spettacoli che stare davanti alla cinepresa). Gli uomini hanno meno segreti. La donna è più un grande punto di domanda.

Insomma siamo degli adorabili bambinoni. Mi dicevi che ti sei fatta anche ritrarre con dei gessetti. Quindi ti piace il mondo artistico, anche quello del fumetto?

Mi sarebbe piaciuto molto creare un giornale che contenesse storie mie, anche illustrate e a fumetti. Non ho trovato un disegnatore che disegnasse come mi piaceva. A me piaceva più uno stile erotico, che lasciasse più spazio all’immaginazione, piuttosto che troppo esplicito come un film.

Pensi che la pornografia sia davvero solo di fruizione maschile?

Conosco ragazze che ne guardano senza problemi. Direi che è un po’ una leggenda che l’erotismo è per donne, il porno per uomini. Di certo i film di Rocco [Siffredi n.d.r.] sono solo per uomini.

Che intendi dire?

Ha un gusto molto violento, che rispetta poco la donna. Ci ho lavorato nel ’97 con una produzione italo-americana girata in Spagna, su pellicola, credo sia l’unico film a pellicola che ho girato. Mentre un vero gentiluomo è Nacho Vidal, con lui mi sono trovata molto bene.

Ci sono delle categorie che preferisci?

Il lesbo. In USA ho avuto la fortuna di incontrare Caroline Munro. Lei faceva delle scene meravigliose, molto belle, patinate, fatte davvero bene. E ne è nata una cosa molto piacevole e un rapporto di grande complicità. Per le altre categorie non ho preferenze particolari, il toys per esempio mi sembra piuttosto inutile. 

  da Il Corriere del Garda n° 28 - marzo 2013



Nunsploitation: quando l’abito fa la monaca…

La suora è spesso stata oggetto di desiderio da parte di molti, me compreso, da ragazzino (ovvero fino ai 27 anni). Sarà il fascino dell’uniforme, e del proibito. In Sessomatto una stupenda Laura Antonelli con cornetta bianca (e autoreggenti viola) ispirava fantasie non caste a Giancarlo Giannini. La commedia sexy anni ’70 arrivò a sviluppare un vero e proprio micro genere: il nunsploitation, o più comunemente erotico conventuale. Vanta una lista incredibile di titoli, con trame piuttosto affini: belle monache che cedono ai peccati della carne e a turbolente passioni, più o meno represse. Di solito le vicende erano tratte da classici della novellistica medioevale (Boccaccio, Sacchetti, Chaucer) e umanistico-rinascimentale (Masuccio Salernitano, Aretino o Cinzio Giraldi), nei quali già era presente una discreta disinvoltura sessuale, ma anche dell’800 con Stendhal, piuttosto “saccheggiato”, e Manzoni, la cui torbida Monaca di Monza costituiva un esempio di sicuro successo. Passando al fumetto, un discorso a parte merita The convent of Hell, uscito nel 1997 (El convento infernal in Spagna e Das Kloster Der Hölle in Germania) e disegnato da Ignacio Noe con la sceneggiatura di Ricardo Barreiro. In Italia fu pubblicato a puntate nel 2003 sulla rivista Blue. Il successo fu immediato, soprattutto all'estero, e ben presto divenne un classico. Ebbe non pochi problemi con la censura, tanto che nella versione americana le tavole 27/29 furono soppresse in quanto descrivevano una scena di sesso orale tra una suora e un angelo dalle fattezze di un putto. La vicenda è ambientata a León, in Spagna, nel 1951: una antica porta segreta viene scoperta dalle suore del convento. Aperta, essa farà da tramite per il demone Belzebù, il quale le sottometterà costringendole alle pratiche più peccaminose e dando sfogo alle loro pulsioni e fantasie più represse. Il modello pare essere, più o meno indirettamente, il film Interno di un convento girato nel 1978 dal grande Walerian Borowczyk. Ispirato alle "Passeggiate romane" di Stendhal, descrive anch'esso la vita e le passioni di alcune giovani suore in un monastero dell'Italia centrale. La graphic novel di Noe è un capolavoro del genere, che esplora l'erotismo attraverso i suoi risvolti più profondi, con meravigliose pagine di sadismo, tortura, sesso lesbico, anale, cuckold e persino tentacle. 



Intervista a Roberto Baldazzini

Esiste secondo te una differenza tra genere erotico e porno? E se si qual è? Tu come ti definisci?
 Fino a qualche tempo fa avevo le idee chiarissime: il porno è mostrare la penetrazione, l’erotismo no! Adesso mi sento di dire che la pornografia è un sistema mentale che coinvolge autore e fruitore sull’intesa di reiterare un modello (mentale). Quando si parla di eros può essere alla stregua di un feticcio e spesso diventa un’ossessione erotica (parlandone in senso buono…) sia per chi lo crea che per chi lo fruisce! Che valga per un capo d’abbigliamento, che per una particolare anatomia o un’azione, sempre di ossessione si parla. Ho lavorato molto nel campo del fetish prediligendo l’abbigliamento e disegnando dei personaggi che incarnavano le figure delle vittime e quelle dei carnefici. Trovo che il binomio sadomasochista è una buona palestra per comprendere se stessi, perché, a nostra volta, un po’ tutti siamo vittime e un po’ tutti siamo carnefici. La mia definizione ideale l’ho coniata diversi anni fa quando realizzai insieme a Celestino Pes “La Fortezza del Dolore”, ciò che ho rappresentato spesso è stato “l’erotismo della pornografa”! Ma credo che alla fine la mia sia stata più un’indagine, come avrebbe fatto il detective Marlowe, che un lavoro, insieme a una piacevole (very hot) immersione nel campo dell’eros! Tirando le somme direi che non c’è differenza tra erotismo e pornografia, la differenza nasce sulla qualità di come viene trattato l’argomento, di come viene analizzato e proposto dall’autore.
Il tuo stile è molto personale: di fronte a un tuo disegno è possibile dire “è Baldazzini!”. Come lo hai sviluppato? Hai avuto influenze?
 Credo che sia come forgiare una lama e imparare ad usarla, la mia è molto affilata, continuando nella metafora, c’è voluto molto tempo per saperla usare bene e perché fossi soddisfatto del mio stile nell’usarla! Il pennello è sempre stato il mio strumento, la mia “arma” professionale per eccellenza insieme a una ricerca sull’equilibrio tra bianchi, neri e grigi. Il colore si è aggiunto solo di recente, ma ha rappresentato più un attimo fuggente che la mia vera anima. Ho scelto il pennello per la sua morbidezza sul foglio, per la nettezza del tratto. La più consistente influenza deriva dal grande Magnus, ma essendo stato un divoratore di fumetti, da tanti altri ho attinto suggestioni e tecniche, soprattutto dai classici americani, e ancora adesso mi sento influenzato da giovani autori che vedo per la prima volta. Quando parlo di influenza intendo che rimango affascinato soprattutto da certe anatomie, sintesi grafiche, regie e a volte narrazioni particolari!
Credi che esista un disegno specifico adatto a un genere specifico?
 In linea di massima sì, ma credo che l’autore abbia quasi la “missione” di spingersi a indagare dove il proprio stile possa arrivare nella rappresentazione! Ad un certo punto, per me, era diventato necessario raccontare di personaggi femminili, e così è stato. Credo di portare il mio esempio personale dicendo che la combinazione del mio stile con le figure e le storie che ho raccontato ha funzionato. Come autore sono stato “guidato” da una carica espressiva che mi ha portato verso certe immagini. Nello stesso tempo esplorare nuove conbinazioni e immaginari credo sia indispensabile per trovare linfa nuova e scoprire i limiti delle proprie possibilità espressive.
Il sesso ancora adesso è un argomento di cui molti non amano parlare, se non addirittura se ne vergognano… di sicuro è privato. Nel tuo lavoro quanto scindi l’artista dall’uomo?
 Ho avuto molte difficoltà a scindere l’uomo dall’artista, d’altra parte se ciò fosse stato ci troveremmo di fronte a una produzione artistica più fredda e senza reali intenzioni di ricerca stilistica. Solo l’amore verso la propria opera produce bellezza, armonia ed equilibrio. Che abbia trovato nell’eros motivo di narrazione mi sembra quasi un processo naturale, l’eros è creatività, è vita, che cosa genera la vita se non l’eros? Ho indagato dei processi estremi nell’ambito dell’erotismo, ma credo di averlo fatto con una certa eleganza e di questo ne vado fiero. Mi sembra che al giorno d’oggi di privato rimanga ben poco, solo chi si eclissa in una sorta di eremitaggio forzato forse si può dire al sicuro da occhi indiscreti e ingerenze esterne. Trovo comunque un aspetto positivo della vita condividere esperienze e stati d’animo personali: è una maniera per mettersi in contatto con gli altri, con il mondo. Nello stesso tempo però è necessario costruire una solida intimità con se stessi e con il proprio partner!
 Tu guardi materiale pornografico?
 Sì, sempre visto e continuo a guardarlo.
 Ormai di sesso se ne vede un po’ dappertutto… pensi che il limite dei 18 anni sia ancora valido, o lo modificheresti?
Non so risponderti, ognuno scopre il sesso quando arriva il momento, censure e proibizioni hanno la tendenza a procurare l’effetto contrario: un grande desiderio di scoperta!
 Hai mai avuto problemi con la censura nella tua carriera? E in generale cosa ne pensi del concetto di censura?
 Molto probabilmente qualcuno mi ha censurato e continua a farlo discriminando le immagini e le storie che ho creato…ma nessuno me lo ha detto apertamente e allora questo fatto mi fa pensare che esista un atteggiamento ipocrita nei miei confronti e mi dispiace, ma d’altra parte io rispetto la suscettibilità di chiunque nel leggere le mie opere!
Hai più apprezzamenti da parte degli uomini o delle donne?
Da entrambi.
 Dagli anni ’70 fino a qualche anno fa in Italia c’erano riviste di fumetto erotico e per adulti, anche di grande qualità. Ora sembrano essere sparite, o comunque in netta crisi. Come ti spieghi questa mancanza di mercato?
 Ora il problema è più generale: la crisi del fumetto esiste! Negli anni sono cambiati i moduli e cambiano ancora, una rivista come 20 anni fa è difficile da riproporre. Come mi diceva qualcuno di recente: “è solo problema di contenuti” …e il gioco è fatto. Indubbio che i giovani, oggi, scoprano l’eros attraverso la rete, prima che sulla carta stampata, come ha fatto la mia generazione, e questo senz’altro andrà a influenzare le scelte “narrative” di queste generazioni. Credo che il problema sia il supporto, la carta non sembra avere futuro, ma anche la rete corre il rischio di bruciare qualsiasi proposta editoriale nel momento stesso in cui compare, voglio dire che il tempo di fruizione della carta stampata è interiorizzazione, mentre con una lettura per il web non si ottiene lo stesso effetto, secondo me avviene il processo opposto cioè quello di esteriorizzazione, nel senso che non c’è “tempo” di analizzare ciò che si fruisce e quindi non si interiorizza nulla! Il mio timore sta nella non-valorizzazione di ciò che viene archiviato in digitale: non è la stessa cosa inserire un e-book o un film in una cartella virtuale invece che infilare una custodia o un volume nella propria biblioteca, anche se oggi lo facciamo contemporaneamente, un domani quel gesto scomparirà… Ritengo che sia ancora possibile fare proposte editoriali, tra il cartaceo e il digitale, ecco, forse, parlando di contenuti, potrei dire: parliamo di eros, ma parliamone da un punto di vista “critico” e tentiamo di scoprire che cosa sta succedendo oggi!
 E per quanto riguarda i disegnatori erotici, sono ormai pochi anche quelli?
 Mi sono iscritto da poco su facebook e questo mi ha permesso di scoprire talenti straordinari (parlo in generale), o almeno di seguirli più da vicino. Autori che non avrei mai conosciuto se non battendo palmo a palmo le fumetterie più rifornite. Quindi mi trovo a dire che basterebbe fare una proposta editoriale nuova che ne uscirebbero tanti e potrei dire tante, perché, se fino all’altro giorno erano pochissime, ora le disegnatrici/ autrici femminili sono veramente tante e bravissime.
Un “collega” che stimi?


 Potrei dire Giuseppe Manunta, che si è trasferito in Francia, come altri…triste. Ma non ce n’è uno solo e la cosa che faccio è quella di “guardare” tra le nuove generazioni! Se parliamo di qualità erotiche citerei per primo Adriano de Vincentiis, poi Alessandro Scacchia e Andrea Camic, ma anche Livio Labuz… tra le femmine Laura Braga, Vanessa Santato, Michela Cacciatore, Cristina Fabris…  e altre.
da Comics FUCKtory n° 14 - ottobre 2012





La commedia anni '70

Il sexy comico ’70 attingeva per lo più alla vita quotidiana in situazioni e stereotipi civili (mariti, mogli e amanti) e sociali. Le eroine erano liceali, insegnanti, dottoresse, infermierine, soldatesse, poliziotte e, più raro, prostitute. Le due stelle più luminose, Edwige Fenech e Barbara Bouchet, si contendevano un cielo disseminato anche di astri forse minori, ma non meno belli: Gloria Guida, Nadia “il fondoschiena” Cassini, Anna Maria Rizzoli, Carmen Russo, Janet Agren etc. Le commedie tracciavano inoltre una geografia socio-erotica dell’Italia del tempo (è poi cambiata tanto?), rigorosamente con le varie inflessioni regionali nel doppiaggio: c’era il meridionale geloso e fissato col delitto d’onore, il commendatore bauscia milanese, l’austero e pignolo impiegato piemontese, il playboy sbruffone romagnolo, il romanaccio, il marchigiano ruspante e così via. Anche la struttura cambiava: o trama unica, in stile Banfi/Montagnani, in cui la vicenda si risolve dopo una serie di improbabili malintesi e peripezie, oppure a episodi separati, magari anche di registi diversi. Era l’erotismo dello spiare dalla serratura l’attrice che si fa la doccia, del vedere un reggicalze, un seno scoperto (e allora di rifatto c’era un gran poco), di qualche nudo, ma scene esplicite di sesso mai. “L’infermiera di notte”, “La liceale seduce i professori”, “Quel gran pezzo dell’Ubalda…” certo non saranno capolavori del cinema, ma sono opere che hanno anch’esse raccontato una parte dell’Italia che era; in modo ironico, e per questo, a mio avviso, non volgare. Nel mare magnum dei titoli ci sono poi alcune perle: “Sessomatto” (regia di Dino Risi, 1973), con Giancarlo Giannini e una Laura Antonelli mozzafiato. Il suo emulo, meno conosciuto, ma a mio gusto, ancora più bello “40 gradi all’ombra del lenzuolo” (regia di Sergio Martino, 1976), con un cast spettacolare: Tomas Milian anela “la cavallona” Fenech, la mia prediletta Giovanna Ralli è una contessa con l’intemperante Alberto Lionello che le fa da autista, Montesano gabba la Bouchet, il geniale Marty Feldman è un’ottima guardia del corpo, Aldo Maccione è alle prese con Sydne Rome e il di lei gelosissimo cane. Il terzo è senza dubbio “Quelle strane occasioni” (regia Comencini/Loy/Magni, 1976) con Villaggio, Manfredi, Sordi e la Sandrelli. Sono tutte pellicole che vengono tuttora riproposte, soprattutto d’estate, e che trovano ancora adesso molti estimatori. Perciò buona visione…

da Il Corriere del Garda n° 23 - settembre 2012 







Kevin J. Taylor

È un grande piacere per me scrivere di Kevin J. Taylor, perché è tra gli artisti ‘di genere’ che preferisco. Eppure, anche se gode di fama mondiale, resta ancora noto solo ai cultori. Nasce a New York, vive, credo, a Madrid ed è nero. Informazione, quest’ultima, che potrebbe sembrare superflua, se non valessero le parole di M. Giovannini: “inutile nascondersi dietro un dito; per raccontare Kevin Taylor… si deve partire proprio dalla sua negritudine”. L’esordio ufficiale è con Model by day (1990), la consacrazione con The Girl, iniziata l’anno dopo. Spesso i disegnatori americani non hanno il sobrio realismo italiano, né i tratti gentili e delicati dei francesi, né l’espressionismo grottesco o barocco di spagnoli e argentini; per il fumetto made in USA l’uomo è più o meno l’incredibile Hulk e la donna Pamela Anderson in versione esasperata. Potete immaginarne gli esiti, in campo erotico intendo. In Taylor la sproporzione è la prima cosa che si nota; le donne, anzi ‘the girl’, dato che la sua ‘modella per un giorno’ è quasi sempre la stessa (incontrata per caso una volta in metropolitana e più rivista), è ben oltre la maggiorata, è strabordante, è l’emblema stesso della voluttà carnale. Le figure maschili, quello pare riduttivo definirle superdotate, sono centauri e minotauri antropomorfizzati. E Taylor talvolta non sente neppure la necessità di renderli umani. A proposito, di donne e minotauri ne aveva disegnati anche Pablo Picasso: li ho visti al Reina Sofia, a Madrid. Subito, dalle prime prove, il disegno e le storie di Taylor dimostrano una sessualità (mi rifiuto di limitarla al termine sensualità) sanguigna, fisica, corporea. Le sue donne si concedono a uno o più partners (anche contemporaneamente) senza problemi, senza complicazioni mentali e/o sentimentali. Senza chiedersi molto di cosa facciano nella vita. Senza volere soldi. Basta trovare uno che piaccia, in un locale, in un parco, in un bagno, al Panedolcipizza, in coda alle poste, ed è fatta. Sono protagoniste assolute, e Taylor non stacca mai l’inquadratura da loro. Ma non sono ninfomani: il sesso è una sana necessità, e godereccia; un po’ come mangiare le lasagne, ovvio non un piatto, ma una teglia. Un piacere che diventa liberatorio e fa urlare ‘osssiii!’. Il background dotto però c’è, una commistione di temi cari a Taylor che attingono all’esoterismo, all’astrologia (Team zodiac), alla magia nera, al voodoo, alla demonologia (The girl), al misticismo. Proprio un omaggio alla spiritualità indiana è la bellissima rivisitazione a illustrazioni del classico Kamasutra, tra le sue opere migliori. Insomma, Taylor è uno di quegli artisti cui val la pena dare una lettura, ovviamente vietata ai minori.
da Il Corriere del Garda n° 22 - agosto 2012


Retro cover from Kamasutra by K. J. Taylor

Omaggio a Guido Crepax

Quando dalla metà alla fine degli anni ’70 Guido Crepax (15 luglio 1933 – 31 luglio 2003) rivisita tre classici dell’erotismo, aveva già alle spalle 10 anni del suo personaggio più famoso, Valentina (Rosselli), comparsa su Linus appunto nel 1965. Una trilogia, dicevamo: Histoire d’O (1975), dal romanzo di Pauline Réage, film nel ’76 di J. Jaeckin, con una giovane Corinne Clery che turbò i sogni di non pochi; Emmanuelle (1978), dal romanzo firmato da E. Arsan e film del ’74 sempre di Jaeckin; e Justine (1979), dal “divin marchese” De Sade. Valentina, come detto, già esisteva, ma la sua luce erotica era soffusa, non necessariamente funzionale alle storie. Qualche nudo, qualche generica lascivia… con i Settanta si acuisce la natura sensuale delle pagine: ne è un esempio la storia “cantiere” Riflesso (’74/’78). 


Le donne di Crepax non sono morbide e materne, non suggeriscono certo l’opulenza delle maggiorate pin-up, semmai sono modelle spigolose e pseudo-algide, alla Twiggy per intenderci, ancor meglio alla Veruschka, che assai spesso compare immortalata nelle sue storie: sono icone dell’intellettualismo del tempo, libere, emancipate, colte, esse stesse muse di sé stesse, si spogliano senza ingenuità e senza malizia. Mostrano la nudità come un vestito. Nelle sue opere c’è spesso anche interesse per il bondage, il sadismo, il masochismo. Anche in altri a dire il vero. In per alcuni la tortura è strumento serio di voluttà attraverso tormenti, oggetti, macchinari, Manara pare a volte prezzo stesso della bellezza, punita da figure invidiose e grottesche, altre volte bonaria sculacciata alla “bimba cattiva” e saltapicchi. In Crepax è ancora il filtro dell’eleganza che agisce sull’azione: il castigo consiste nell’esibire donne come mostri meravigliosi da esporre in gabbie dorate secondo i dettami d’un raffinato galateo che profuma un po’ di boudoir decadente, un po’ di Swingin’ London alla Blow Up di Antonioni, un po’ di art nouveau psichedelica alla Bonnie Maclean. E la sofferenza per lo più non è reale, ma onirica, fantastica e metafisica, inferta da carnefici alter ego capaci di infiammare la psiche con un fiammifero o di gettarle addosso una tonnellata di napalm. Ma non sempre le fini eroine di Crepax sono dominate. A volte dominano e giganteggiano, nel vero senso della parola: divengono immense figure, e meravigliose, che atterriscono i piccoli uomini formichina; il modello archetipo era, la ricordate, l’Anita Ekberg di Fellini che in Boccaccio 70 tormenta con la sua sua irresistibile sensualità il morigerato e bacchettone dottor Antonio, alias Peppino De Filippo. E sempre all’attrice svedese, ripresa da Manara nelle illustrazioni felliniane, si ispira appunto un’altra eroina di Crepax, Anita, mentre per Bianca (1984) la fonte era il ‘solito’ Swift. Ma ancora una volta l’Anita di Crepax sembra essere riletta, anzi ridisegnata, in una figura diversa da quella boccaccesca e felliniana.
da Il Corriere del Garda n° 21 - luglio 2012


Estratti da "Oh Valentina svestita di nuovo" -
disegni di Marianna Tomaselli e sceneggiatura di Sergio Lingeri